Ritratto di Dario Aita

Ritratto di Dario Aita ©ph Mario Virga

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Elisa Parrinello, figlia di Vito

 

Non ero mai stato al Teatro Ditirammu, lo confesso, però ne conoscevo la fama di scrigno della cultura palermitana. Un piccolo teatro, con 52 posti a sedere, nato grazie alla creatività e volontà degli artisti Vito Parrinello e  di sua moglie Rosa Mistretta, cantante folk. Ho iniziato il mio progetto nel mese di aprile 2017 ed in testa di fotografare l’uomo che andava in giro, in particolari, occasioni con la sua “Lapa” (Ape per il resto d’Italia) per Palermo,  cantando musiche d’altri tempi, riviste e riproposte.  Ma ahimè non ho fatto in tempo. La città intera nel mese di giugno ha avvertito questa grande perdita.

Il teatro è situato nel quartiere storico della Kalsa. Attraverso un grande portone ed entro in un cortile interno. E’ come passare una linea di confine: fuori c’è il chiassoso presente, con tutte le sue modernità ed insicurezze; dentro è come tornare indietro nel tempo, ritrovare una “Sicilia bedda” di altri tempi, di elegante decadenza.  In un angolo c’è la famosa Lapa; vedo l’insegna, i poster raffiguranti Vito e sua moglie, e le luminarie.

Elisa Parrinello mi accoglie sorridente. Dai suoi modi decisi traspare da subito la sua grande energia. E’ l’anima del teatro. Lo era prima ma più che mai lo è adesso.

Mi confessa che è un po’ imbarazzata per il ritratto che andremo a fare. Lei che balla, danza in pubblico, lei che recita, lei che niente e nessuno possono fermare, è intimidita da una macchina fotografica e teme che il risultato non rispecchierà la sua personalità, come è accaduto altre volte.

Mi parla della sua infanzia in teatro, del rapporto con i suoi genitori, e della sua famiglia di artisti, ognuno col proprio carattere, e soprattutto del rapporto speciale con suo padre, dei loro dialoghi, della loro complicità. Le brillano gli occhi, il dolore è fresco, ma continua a parlare dell’amore per papà e quanto deve a lui . E poi gli aneddoti, le battute, i ricordi. Tutto sempre col suo grande sorriso, velato però da un po’ di tristezza.

Ascolto lei e mi sembra di conoscere Vito, anche se non l’ho mai visto. E me ne dispiaccio.

Il teatro all’interno è anche un piccolo museo delle meraviglie. Racchiude tanti ricordi di questa famiglia di artisti,  e tanti simboli di una Sicilia a volte dimenticata. Non sono un’amante delle tradizioni ad ogni costo, ma sono convinto che il passato ci appartiene e fa parte della nostra identità culturale. Siamo anche il risultato del nostro passato, c’è poco da fare, nel bene e nel male.

E’ un teatro in miniatura. Per un attimo chiudo gli occhi. Tra quelle mura sembra di sentire la chitarra di Vito e voce di Rosa.

Troverete Elisa e il fratello Giovanni al teatro di Ditirammu, a cantare e suonare di amore per Palermo e per la Sicilia. Uno scrigno nel cuore di questa città.