Letizia

Letizia Battaglia ©mario virga

A dir il vero sono un po’ emozionato. Sto incontrando la storia della fotografia in persona. Di lei ho tanto sentito parlare, sin da quando iniziai a fotografare da professionista all’inizio degli anni ’90, un anno prima delle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Allora era già una leggenda e, anche se non inseguiva più i morti ammazzati, c’era per noi, giovani esordienti e professionisti affermati,  la consapevolezza che il suo lavoro sarebbe stato impossibile da replicare in futuro da nessun altro fotografo.

Letizia Battaglia mi accoglie con gentilezza ma anche praticità. E’ un pomeriggio di luglio e fa caldo.

Poso le attrezzature e mi siedo, desideroso di parlare con lei.

“Ma tu, che fotografo sei?” La domanda è tanto semplice quanto a bruciapelo e mi mette praticamente a nudo. Brevemente illustro il mio percorso, dal lavoro per le agenzie fotogiornalistiche, alla specializzazione nello still life, all’insegnamento di fotografia.

Poi ha voluto sapere del progetto “Un ritratto per Palermo Capitale della Cultura”.

Parliamo un po’ delle persone e che ho fotografato e quelli che, secondo lei, dovrei fotografare. Chissà quanti personaggi ha conosciuto nella sua carriera e quanti ne ha fotografati. Lei che non si fermava davanti a niente, fotografa per “L’ORA” nella Palermo degli anni ’70 e ’80, esempio di tante generazioni di giovani fotografi. Lei che ha fatto un sacco di mostre e ha vinto tanti premi. La prima donna europea a ricevere nel 1985, il Premio Eugene Smith, a New York.

Parliamo un altro po’. Ma fa caldo e mi spinge ad andare al dunque.

“Dai, fammi questo ritratto! Come mi devo mettere?”

Velocemente apro il fondale nero, compagno ormai di tanti scatti, tiro fuori flash e ombrello. Sono pronto.

“Ferma così”, le dico. E’ seduta; sul tavolo c’è la sua Pentax K1000 che porta dovunque, un posacenere stracolmo di mozziconi. In mano tiene una sigaretta.

Sta al gioco. Si mette un po’ in posa. Scatto. Cambia posizione. Scatto. Poi la faccio alzare. Prende la sua macchina e l’appoggia al cuore. Scatto.

Ecco, ho appena fotografato la storia della fotografia.

 

 

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