Ritratto ad una leggenda

Avevo il desiderio di ritrarre Mimmo Cuticchio da diversi anni. Un po’ per lo sguardo penetrante, molto fotogenico, ma anche perché è un combattente, proprio come molti dei suoi pupi. L’occasione si è presentata e lui è stato subito disponibile.

Mi accoglie in via Bara all’Olivella.

“Attento a non calpestare il fondale!” mi avverte. A terra un enorme fondale, bellissimo, enorme, era steso ad asciugare. L’avvertimento mi ha inibito un po’, temendo di fissare per sempre l’incontro non per un bel ritratto ma per una impronta della mia scarpa permanentemente fissata sulla faccia di uno dei paladini dipinti.

Parliamo per un po’. Mi racconta delle difficoltà degli anni ’70, quando l’opera dei pupi era considerata qualcosa di vecchio, da eliminare. Certo, negli anni ’70 anche i ragazzi di Palermo ascoltavano i Led Zeppelin, figuriamoci se andavano all’Opera dei pupi. Per i ragazzi di ogni generazione tutto è facilmente etichettabile come fuori moda. Sognavano l’America ad occhi aperti e non vedevano lo scempio che si stava compiendo intanto in città.

Chissà quante volte ha pensato di chiudere, mentre animava i suoi pupi, raccontando di guerre, tradimenti e amori,  col teatro semideserto. Poi man mano però egli cambia anche il racconto, dando nuova vita ai personaggi con storie nuove.

Ma il vero paladino è lui, Mimmo. I saraceni contro cui combattere sono stati i vari politici e potenti che si sono susseguiti ed hanno amministrato la città, promessa dopo promessa, non curanti di fatto del patrimonio culturale che rappresentava l’Opera. Proprio come uno dei suoi cunti, mentre con la spada serviva fendenti in aria e batteva il ritmo, egli ha combattuto contro i draghi dell’indifferenza, dell’incuria, dell’oblio.

Ha combattuto per il suo progetto di mantenere viva una tradizione che rischiava di morire; ha spettato, ha avuto pazienza, non si è arreso. E la storia di questa città gli ha dato ragione.

Oggi egli è ancora qua, nel suo Teatro in via Bara all’Olivella, a parlare di audaci imprese di cavalieri e principi, di amori e lacrime, di eroismo e viltà.

Non c’è bisogno di aprire il mio diabolico fondale pop up. Un fondale nero già pronto mi aspetta in fondo al teatro. Mimmo si mette in posa, prima con un paladino e poi senza. Faccio qualche scatto. Gli faccio vedere sul display il risultato. Si vede molto serio, con folta barba bianca; intona quindi: “Bradamante!” a voce alta e poi sorride.

Ecco, ho appena fotografato una leggenda.

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